Cento anni di Ossi di seppia: gli epigoni del primo Montale nel secondo Novecento

Europa
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La obra cuya publicación celebramos ahora su centenario tuvo, en definitiva, un impacto significativo en la poesía mundial del siglo XX, inaugurando una nueva etapa poética caracterizada por una mayor atención a la realidad y al lenguaje cotidiano, en una forma de contra-eloquencia que se concreta en una forma poética más prosaica, en la que cobran protagonismo la investigación fono-simbólica y el correlativo objetivo.

Cento anni di Ossi di seppia: gli epigoni del primo Montale nel secondo Novecento

  Per: Michela Manente
Giornalista, scrittrice e critica cinematografica(*)

 

 

«Il meglio della seppia è l’osso. Il resto è per i cuoch
(Maria Luisa Spaziani, da La Stella del libero arbitrio, 1986)



Tra tradizione e rinnovamento nel caso di Montale il pendolo oscilla vistosamente, ma si sofferma maggiormente, sul secondo elemento di questo binomio ossimorico. Eugenio Montale concepì il suo “romanzo” d’esordio - preferiamo questa espressione a “canzoniere” - dando rilievo al suo bisogno di espressione musicale, rompendo con le tendenze del passato e dando vita a una proposta antiretorica, più sul versante della poetica che del linguaggio e solo in parte del lessico e della prosodia.

Per un inquadramento storico-biografico, il libro di debutto del futuro Premio Nobel per la Letteratura (1975, esattamente cinquant’anni dopo) Ossi di seppia, pubblicato sulla soglia dei suoi trent’anni, anticipava il trasferimento del poeta a Firenze dall’editore Bemporad e avvenne prima della sottoscrizione del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Nel 1917 il giovane poeta dovette arruolarsi nell'esercito in Valmorbia, in Trentino. Nel 1925 è pronta la raccolta che è venuto scrivendo nell’ultimo decennio dal 1916 al 1924.

Il testo poetico primigenio è datato 1916, rimaneggiato successivamente nel 1922, ed è Meriggiare pallido ed assorto: l’evocazione del paesaggio ligure, qui lo presenta estivo, brullo, assolato (Montale è nato a Genova e ha trascorso nella bella stagione le sue estati con i genitori e i fratelli nella riviera di Levante a Monterosso, alla Cinque terre). In chiusura compare una figura femminile, Annetta o Arletta (al secolo Anna degli Uberti) che lo rende “attratto e assorto dal cuore fermentante” (da Intervista immaginaria, «La rassegna letteraria» n. 1, gennaio 1946).

Anticipata dalla pubblicazione in rivista di alcuni testi, la raccolta ha subito nel tempo dei rimaneggiamenti compositivi nei vari passaggi di edizione con diversi editori, cambiamenti riassunti nella tabella sottostante e che ci indicano quanto la raccolta sia stata longeva nei suoi effetti d’aura poetica fino quasi alla fine degli anni Cinquanta, in modo particolare perché “i ritocchi” sono stati numerosi dalla II alla VII del libro, travalicando anche l’uscita de Le occasioni che raccolgono testi composti tra il 1928 e il 1939:

 

 

I

II

III

IV

V, VI, VII

VIII

Successive

Editore

Piero Gobetti

Fratelli Ribet

Carabba

Carabba

Einaudi

Mondadori

Altre ristampe Einaudi e Mondadori

Luogo di edizione

Torino

Torino

Lanciano

Lanciano

Torino

Milano

Torino/Milano

Anno di edizione

1925

1928

1931

1941

1942 (V e VI)   e 1943 (VII)

1948

 

Tiratura

1.000 copie

Limitata: 450 esemplari + 22 su carta a mano

         

Numero di poesie contenute

55

      + 6 poesie in varie sezioni, lasciando invariate Ossi              di seppia e Mediterraneo (Vento e bandiere; Fuscello       teso dal muro; I morti; Delta; Incontro; Arsenio);        una poesia eliminata (Musica sognata)

Struttura del libro definitiva.

     

Viene reinserita Musica sognata in Tutte le poesie, Mondadori, 1977 e 1982

Caratteristiche salienti

100 pagine. Volume dedicato «All’amico Adriano Grande»

Modifica alla struttura interna del libro. Introduzione di Alfredo Gargiulo. Nota dell’autore.

Cambiamento dell’ordine di   alcune poesie

Edizione non autorizzata. dall’autore. Ristampa anastatica della precedente

 Prefazione e Nota dell’Autore di Montale (Nota con ampliamenti tra le varie edizioni). Tolte le dediche alle poesie ed eliminata l’introduzione di Gargiulo. Copertina con gli ossi di seppia

«I poeti dello specchio». Edizione conforme alla VII Einaudi. Nota alla prima edizione Mondadori

 

 

 Montale e Spaziani

 Montale e Spaziani alla "casa dei ciliegi" a Torino

È attestata l'influenza di Montale sui poeti che perseguono la poetica dell'elegia e la retorica dantesca della dissonanza (Dante dei Canti delle Malebolge dell’Inferno), una sorta di poesia negativa dei poeti della nuova generazione. Quali sono i principali aspetti di questa poetica e quali sono i poeti che l’hanno “introietatta”? Potremmo riassumere la risposta all’interrogativo in una serie di aspetti maggiormente rilevanti: partire dall’esperienza della frustrazione con un tono anti-sacrale; essere in disarmonia con la realtà; applicare il relativismo gnoseologico; confessare la fragilità della condizione umana («Tu non m'abbandonare mia tristezza / sulla strada [...]», da Incontro, vv. 1-2). In questo tipo di poesia prevale la volontà di chiamare le cose con il proprio nome, come in Umberto Saba ma come anche alcuni esiti della poesia crepuscolare (Guido Gozzano, Sergio Corazzini). Si fa voce l'espressionismo contemporaneo che compone il paesaggio anti-idillico del sentimental jouney, similmente al viaggio di Ulisse o a quello dei due cavalieri in The Waste Land, attraverso la riviera ligure (Camillo Sbarbaro, Giorgio Caproni, Vincenzo Cardarelli) ma si fa viva anche la restaurazione anti-avanguardistica volgendo al simbolismo ispirato alla poesia francese e italiana di Giovanni Pascoli. L’intelligenza artificiale mi ha aiutato a contare quante volte compare nella raccolta l’avverbio “non”: 81 (solo una ventina nel Le occasioni, 1939). Questo “male di vivere”, che si concretizza in un avverbio di negazione, ha trovato dei suoi epigoni nella “poesia della negazione”: se per Montale il male di vivere è una condizione metafisica, per Giovanni Giudici, Salvatore Quasimodo e Pier Paolo Pasolini è di tipo storico e sociale e risulta più esistenziale per Giorgio Caproni, Mario Luzi, Vittorio Sereni e Sandro Penna. L’influenza di Montale sui poeti soprattutto del secondo Novecento è elevata, diventando la sua una sorta di lingua comune nella lirica italiana più di Saba e di Ungaretti. Sul piano del lessico Montale è più ostico di Saba e meno rivoluzionario di Ungaretti (del primo Ungaretti, quello dell'Allegria).

Il lessico della guerra viene utilizzato in modo metaforico e per immagini con l'intento di descrivere la difficile e strenua lotta esistenziale dell’individuo (tra i testi più significativi segnaliamo Corno inglese, I limoni). Montale ha creato un modo di fare poesia che è stato, in diverse forme, seguito da altri poeti che non sono rimasti dei meri imitatori ma hanno scritto opere eccellenti a partire dal materiale (lessico, immagini, figure retoriche, stile) ereditato da Ossi di seppia. Si evidenzia la capacità di Montale di rinnovare dall’interno i canoni formali e tematici della tradizione pur “torcendo il collo” all’eloquenza della “vecchia” lingua aulica, introducendo una forma e dei suoni aspri e aridi come rifiuto alla retorica classica, realizzando in sintesi un doppio registro, in cui non manca l’uso ironico di ritmi tradizionali.

Nel “romanzo” montaliano viene raccontata la storia emotiva e sentimentale del protagonista, che è il poeta ma è anche il mare assieme al paesaggio ligure: la miscela di tradizione e sentimento è la ragione per cui il poeta appare centrale nella formazione dei suoi epigoni novecenteschi. Lo stile è mediamente elevato, essenziale, scarno (alcune consonanze di questo aspetto si rilevano nella poesia di Sylvia Plath), in contrapposizione con il decadentismo ma anche con il classicismo della Ronda. I temi e i motivi sono semplici, universali e sono, semplificando:

- il paesaggio, allucinato ma naturalistico (la Liguria, il mare come beatitudine panica e naturale, la terra come privazione ed esilio); il correlativo oggettivo è stato ripreso da Giorgio Caproni;

- l’amore, sotto forma di fantasmi (l’intermittenza del cuore ripresa da Sandro Penna);

- l’evasione, la fuga dalla catena ferrea della necessità (Alda Merini);
- il miracolo laico (l'epifania di Giorgio Caproni e la ricerca del trascendente del quotidiano in Cristina Campo);

Possiamo annoverare altri temi correlati a quanti già citati e con altri epigoni:
- il male di vivere/aridità/indifferenza/inconsistenza (dei sentimenti di Alda Merini);

- lo smemoramento (Vittorio Sereni e Giorgio Caproni);

- il rapporto uomo-natura (Pier Paolo Pasolini, Andrea Zanzotto);

- la ricerca di senso in un mondo apparentemente privo di significato (in dialogo con la sensibilità di Amelia Rosselli).

Il libro di Montale si configura essere un libro marino (ricordiamo che nel 1920 Paul Valéry pubblicò Le Cimitière marin) ricchissimo di oggetti e del loro simbolismo (gli Ossi di seppia quale metafora di fragilità e aridità, essenzialità della condizione umana) come altri oggetti sono stati per Mario Luzi, Maria Luisa Spaziani (ricordiamo alcuni titoli di sue raccolte poetiche: L’occhio del ciclone, La radice del mare), Andrea Zanzotto e Pedro Salinas (in particolare alcuni temi sono in comune tra i due poeti, quali : il tempo, la memoria, il rapporto uomo-natura), che si condensato in immagini emblematiche. Ossi di seppia è anche un romanzo di formazione con un epilogo che riconosce uno spiraglio esistenziale (i principali riferimenti novecenteschi postumi sono Jack Keroauc e Vladimir Nabokov).

La raccolta, di cui celebriamo i cento anni dalla pubblicazione, in conclusione, ha avuto un impatto significativo ed allargato sulla poesia mondiale del Novecento, inaugurando una nuova stagione poetica nel XX secolo a partire soprattutto dagli anni Trenta e Quaranta in considerazione dellla ricezione dell'esordio montaliano nel panorama culturale, un filone caratterizzato da una maggiore attenzione alla realtà e al linguaggio quotidiano in una forma di contro-eloquenza concretizzatasi in una prassi poetica maggiormente prosastica con la centro la ricerca fonosimbolica, il correlativo oggettivo che forgia l'alienazione esistenziale.

Michela Manente

Giornalista, scrittrice e critica cinematografica,
ha conseguito la laurea in Lettere presso
l'Università Ca' Foscari di Venezia.
 
(*)  Dottorato di ricerca, Philosophiae Doctor, conseguito nel 2023 con la tesi
Tra le carte di Maria Luisa Spaziani: poesieracconti, saggi, traduzioni, epistole.
Ritratto proteiforme di una letterata engagée, Université de Fribourg (CH) in
co-tutela con Università degli Studi di Padova.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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